Quali diritti fondamentali sono maggiormente esposti all’intelligenza artificiale?

È stato questo il tema al centro del dibattito “AI, vera rivoluzione?”, organizzato nell’ambito dell’iniziativa “Le trasformazioni del lavoro, la persona al centro”, promossa in occasione dei 120 anni della CGIL.

La questione non riguarda un singolo diritto, ma l’intero sistema di garanzie che la nostra Costituzione pone a tutela della persona. L’intelligenza artificiale, infatti, è uno strumento capace di incidere simultaneamente su diritti e libertà fondamentali.

Dall’eguaglianza alla dignità della persona, dalla libertà di autodeterminazione al diritto al lavoro, fino alle garanzie del diritto di difesa, gli algoritmi possono generare effetti concreti sulle vite delle persone, amplificando discriminazioni, orientando scelte e influenzando processi decisionali sempre più rilevanti.

Per questo assume particolare rilievo l’approccio adottato dall’Unione europea con l’AI Act, che prova a trasformare principi e valori in regole giuridiche, introducendo obblighi di trasparenza, valutazioni d’impatto e responsabilità umana nei sistemi ad alto rischio.

La domanda decisiva, tuttavia, resta un’altra: non solo quali diritti l’intelligenza artificiale possa compromettere, ma quale idea di persona e quale modello di democrazia stiamo incorporando nelle tecnologie che scegliamo di progettare e utilizzare. La tecnologia non è esterna al diritto: è uno dei luoghi in cui i principi costituzionali possono essere concretamente realizzati oppure disattesi.